M’amo, non m’amo (2020)

1. Diastema. Lo spazio tra i miei incisivi mi ha sempre imbarazzata, o forse ha iniziato a imbarazzarmi quando ho avuto coscienza dell’altro. Ne ho sempre provato una profonda vergogna. Ho portato un apparecchio ortodontico per sei anni, e per qualche anno della mai vita, i miei denti e il mio sorriso erano confondibili con qualsiasi altro sorriso: dritti a vicini. Dopo un po’, il diastema si è aperto nuovamente, quasi non fosse possibile staccarlo dall’immagine che ho di me.

2. Mellino. 9 luglio 2006: Fabio Cannavaro stringe la coppa all’Olympiastadion di Berlino. Tifo dalla mia sedia da scrivania con le ruote, che mi permette mi muovermi nonostante il piede ingessato. Una frattura che mi è costata una cicatrice di 11 cm e la rotazione del quinto dito del piede verso l’esterno. Incidenti che avvengono in pochi secondi e che rimangono per tutta la vita.

3. M’amo non m’amo. L’ossesione del peso, del numero, dei chili: i periodi di fitness intervallati a periodi di noncuranza e perdita del senso di sé. Oscillare ininterrottamente tra il piacersi un sacco e il nono piacersi affatto.

4. 1984. Ossessione del controllo, dei minuti che scorrono, del tempo, del dove, del quando: organizzare la vita impedirà, un giorno, di evitare le delusioni, gli incidenti, gli imprevisti e i colpi di fulmine?

5. Caleidoscopio. Se tolgo gli occhiali, la mia vita è fatta di macchie di colore.

6. Marianna Ucrìa. Esaltare i propri sensi attraverso lo spettacolo sempre ripetuto dell’amore in rappresentazione, non è amore anche questo? [MARAINI, 1990] Studiare, leggere, andare alle mostre, guardare, imparare, crescere, confrontarsi e molto spesso perdere il punto al quale si era arrivati per distruggere tutto e ricominciare a costruire basi nuove. Esaltare i priopri sensi attraverso lo spettacolo sempre ripetuto della vita, non è vita anche questa?

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